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Laboratorio “Essere Grandi…”

a cura di dott. Antonio Carollo 

     
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Che vuol dire "essere grandi" ? Quando si diventa "grandi" ? Voi siete grandi? E cosa.. cosa vi ha fatto diventare grandi ?  Stamattina in ospedale si è svolto un laboratorio con i ragazzi in dialisi: 2 ragazze che erano sottoposte al trattamento, ed 1 caregiver, fratello maggiore di un bimbo che faceva la dialisi anche lui. Il tema del laboratorio era "Che significa essere grandi?".

Il laboratorio si è svolto in due giorni.

 

PRIMO INCONTRO

Nel primo giorno si sono svolte due attività. All’inizio la lettura e l'ascolto di un brano musicale, la canzone di Lorenzo Cherubini (in arte Jovanotti) "La linea d'ombra", inserita nel disco "Lorenzo 97- L' albero". A seguire, la discussione di gruppo su ciò che ci portava alla mente questa canzone.  

Questo è il testo :

La linea d'ombra la nebbia che io vedo a me davanti, per la prima volta nella vita mia mi trovo a saper quello che lascio e a non saper immaginare quello che trovo. Mi offrono un incarico di responsabilità.. portare questa nave verso una rotta che nessuno sa... è la mia età a mezzaria.. in questa condizione di stabilità precaria, ipnotizzato dalle pale di un ventilatore sul soffitto.. mi giro e mi rigiro sul mio letto.. mi muovo col passo pesante in questa stanza umida di un porto che non ricordo il nome.. il fondo del caffè confonde il dove e il come.. e per la prima volta so cos'è la nostalgia, la commozione. Nel mio bagaglio panni sporchi di navigazione.. per ogni strappo un porto, per ogni porto in testa una canzone.. E' dolce stare in mare quando sono gli altri a far la direzione senza preoccupazione, soltanto fare ciò che c'è da fare e cullati dall'onda notturna sognare la mamma... il mare... Mi offrono un incarico di responsabilità... Mi hanno detto che una nave c'ha bisogno di un comandante mi hanno detto che la paga è interessante e che il carico è segreto ed importante. Il pensiero della responsabilità si è fatto grosso è come dover saltare aldilà di un fosso che mi divide dai tempi spensierati di un passato che è passato, saltare verso il tempo indefinito dell'essere adulto. Di fronte a me la nebbia mi nasconde la risposta alla mia paura cosa sarò, dove mi condurrà la mia natura? La faccia di mio padre prende forma sullo specchio lui giovane, io vecchio... le sue parole che rimbombano dentro il mio orecchio.. "la vita non è facile, ci vuole sacrificio, un giorno te ne accorgerai e mi dirai se ho ragione, arriva un giorno in cui bisogna prendere una decisione". E adesso è questo giorno di monsone col vento che non ha una direzione guardando il cielo un senso di oppressione, ma è la mia età dove si guarda come si era e non si sa dove si va, cosa ci sarà, che responsabilità si hanno nei confronti degli esseri umani che ti vivono accanto e attraverso questo vetro vedo il mondo come una scacchiera, dove ogni mossa che io faccio può cambiare la partita intera ed ho paura di essere mangiato ed ho paura di mangiare. Mi perdo nelle letture.. i libri dello zen ed il vangelo l'astrologia che mi racconti il cielo, galleggio alla ricerca di un me stesso con il quale poter dialogare, ma questa linea d'ombra non me lo fa incontrare. Non so cos'è il coraggio se prendere e mollare tutto se scegliere la fuga o affrontare questa realtà difficile da interpretare, ma bella da esplorare. Provare ad immaginare cosa sarò quando avrò attraversato il mare, portato questo carico importante a destinazione, dove sarò al riparo dal prossimo monsone. Mi offrono un incarico di responsabilità, domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto a partire, getterò i bagagli in mare studierò le carte e aspetterò di sapere per dove si parte, quando si parte. E quando passerà il monsone, dirò "levate l'ancora, diritta avanti tutta.. questa è la rotta, questa è la direzione, questa è la decisione".

 Si è  proposta questa canzone ai ragazzi. Si è lasciato che i ragazzi la leggessero e poi la ascoltassero con gli auricolari, estraniandosi dal contesto di medici, infermieri e genitori. Dalle loro espressioni attente, forse anche assorte, si evinceva che la canzone li attraeva. C'era da capire se oltre ad attrarli intellettualmente ed emotivamente, piaceva loro oppure no.

Queste sono le frasi che più li hanno colpiti e portati a riflettere:

“..E' dolce stare in mare quando sono gli altri a far la direzione..”

“…La faccia di mio padre prende forma sullo specchio lui giovane, io vecchio... le sue parole che rimbombano dentro il mio orecchio.. "la vita non è facile, ci vuole sacrificio…”

“…che responsabilità si hanno nei confronti degli esseri umani che ti vivono accanto e attraverso questo vetro vedo il mondo come una scacchiera, dove ogni mossa che io faccio può cambiare la partita intera…”

“…getterò i bagagli in mare studierò le carte..”

Si è discusso di ciò che sentivano i ragazzi ascoltando queste parole.  Mi ha stupito la prontezza con cui loro sono giunti subito alla senso metaforico della canzone. Sono ragazzi intelligenti, che la vita la conoscono bene nella sua ruvidezza. La canzone era loro piaciuta da morire e mi hanno chiesto di potere tenere con loro il testo che avevo prontamente fotocopiato. Naturalmente ho detto si.

Ecco alcune cose che sono emerse, parlando:

La nave è la vita. Loro vorrebbero diventare comandanti di questa nave, come il protagonista della canzone. Protagonisti del loro viaggio. 

 Al centro di tutto c'è il senso di responsabilità. La difficoltà ma l'importanza di assumersi reponsabilità. Contare su se stessi.

La nebbia dà incertezza al viaggio, ma questa incertezza non è per forza una cosa negativa. Può anche essere una forma di protezione nei nostri riguardi. Forse la cortina di nebbia ci evita di vedere i dolori a cui andiamo incontro e paradossalmente ci aiuta a partire.

I ragazzi hanno apprezzato molto il ritmo lento della musica, le parole semplici ma efficaci.

Che cosa significa quando alla fine il protagonista butta le sue valigie in mare? I ragazzi hanno letto questa immagine come un modo attraverso il quale il protagonista si libera del vecchio che lo appesantiva e cerca una vita nuova, con un nuovo viaggio.

Un viaggio comunque denso di pericoli, un viaggio in cui esprimere le proprie capacità mettendosi alla prova come in una partita a scacchi in cui si può vincere o si può perdere.

I ragazzi hanno amato molto la scena in cui il protagonista vede suo padre giovane allo specchio, mentre lui è vecchio. Un paragone altamente simbolico che li ha affascinati. Secondo loro è un modo attraverso il quale il protagonista sente che le sue difficoltà le ha vissute anche suo padre quando era giovane, ed al tempo stesso il protagonista vorrebbe entrare nei panni del padre, per superare la sua situazione.

Un ragazzo ha parlato del suo rapporto con il mare.. con la pesca subacquea.. con la paura e con il piacere.. in una sola parola con il brivido.. che sente quando va giù .

Alla fine abbiamo delineato quelli che sono sembrati i tre elementi cardine della canzone: la decisione di prendere il mare (cioè il coraggio personale), lo studio delle carte nautiche (cioè la competenza che dobbiamo avere nel fare le cose, la progettualità) e l'attesa del vento che cambia (come fortuna, come imprevisto del destino, come attesa di condizione favorevole che ci dia il la per partire). Coraggio, competenza e un pizzico di fortuna sono sembrati i tre fattori più importanti nel nostro proporci al domani.

La giornata si è conclusa con un compito che ho loro affidato per mercoledì prossimo: devono studiarsi la canzone e dirmi mercoledì prossimo come si sentono loro rispetto alla condizione descritta. Se si sentono nel porto in attesa, se si sentono nella nave come capitani o mozzi, se si sentono come quelli che stanno studiando le carte.

 

SECONDO INCONTRO

Nel corso del secondo incontro si sono raccolte le riflessioni dei ragazzi sul brano letto ed ascoltato insieme nell’incontro precedente.

Ecco alcune verbalizzazioni significative:

E. : “Sto sulla nave.. non come comandante.. mi sento immobile.. c’è qualcosa che manca.. forse è il trapianto.. Non sto nel porto.. ma non sono ancora in grado di fare il comandante..” (ragazza in dialisi)

A. M. : “per salire sulla nave bisogna aver fatto il trapianto.. io la nave la guardo dal porto.. in attesa di una condizione più propizia..” (ragazza in dialisi)

P. : “Sono in viaggio.. ma non voglio fare il capitano.. la rotta? Penso che vado dove mi porta la nave per ora.. dove va la nave si va..  (ragazzo fratello di un bimbo in dialisi )

 

 

 

 

     
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